Benefici del Tè

Fin dalla sua scoperta, il tè fu apprezzato per due sue qualità: una bevanda energetica e tonificante, che non eccitava il nostro organismo ma ne stimolava le funzioni con benefici effetti sulla mente e sul corpo. Oggi sappiamo che sono molteplici gli effetti del tè, soprattutto nel lungo periodo, se consumato con costanza. Innanzitutto la principale caratteristica scoperta dalle ricerche scientifiche è quella di possedere antiossidanti in grande quantità, il tè verde in misura maggiore.

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Cosa sono e a cosa servono? Gli artefici di questa grande azione sono i flavonoidi, presenti in frutta e verdura naturalmente e che ci consentono di favorire la liberazione dai “radicali liberi”, responsabili dell’invecchiamento di cellule e tessuti. Il potere dei flavonoidi come anti-ossidanti ci suggerisce che in pratica quello che avviene al livello cellulare è proprio di evitare il processo di ossidazione, che farebbe restare le cellule prive di una protezione fornita dai lipidi che le circondano proteggendole. L’ossidazione infatti farebbe perdere idratazione alle cellule e le sottoporrebbe al contatto con l’ossigeno, con la luce. Il DNA viene continuamente danneggiato dall’effetto di un normale metabolismo cellulare, ma l’invecchiamento ha a che fare proprio con in numero di lesioni e la capacità del nostro organismo di porvi rimedio, cosa che diminuisce con l’età. Inoltre l’invecchiamento è proprio il tipo di processo alla base di malattie come il cancro ma anche di patologie tipicamente “degenerative” che colpiscono il cervello, dove il ricambio cellulare è impossibile! Il neurone, la cellula del sistema nervoso, è l’unica cellula del nostro corpo che non si può sostituire, che non riproduciamo se si ammala o subisce danni, piuttosto l’organismo ha altri sistemi di difesa. Malattie degenerative sono il Parkinson e l’Alzheimer  .

Altre caratteristiche del tè sono quella di stimolare il metabolismo, cosicché alcuni tipi di tè hanno un forte potere dimagrante. Inoltre, l’effetto del tè, un consumo costante nel tempo e di circa 2-3 tazze al giorno, ha i suoi effetti sulla osteoporosi, perché aiuta la calcificazione.

Al tè vengono inoltre attribuite altre proprietà: immunostimolante, depurativo. E’ ottimo anche per l’apparato digerente, perché lo aiuta in caso di cattiva digestione: un aiuto sia per lo stomaco sia per l’intestino.

Provati sarebbe anche l’effetto benefico del tè verso l’apparati cardiocircolatorio e nei confronti di preoccupanti livelli di colesterolo. L’effetto del tè, infatti, oltre a proteggere i vasi sanguigni sarebbe quello di mantenere bassi o abbassare i livelli di LDL il colesterolo cattivo e diminuirne l’ossidazione, fenomeno alla base dell’arteriosclerosi, mica poco! Infine, al tè è riconosciuta un’azione disinfettante e antibatterica per esempio della bocca, dove aiuterebbe a prevenire la carie.

Preparazione del tè: se hai una miscela pregiata non farla bruciare!

La regola aurea della preparazione del tè è proprio quella di cercare di stabilire una temperatura adatta alla miscela che dobbiamo usare. Più pregiata è la miscela, le foglie di tè o la bustina filtro, maggiore sarà l’attenzione che dovremmo porre alla sua “infusione”: la temperatura dell’acqua non dovrà superare un certo limite altrimenti si rischia di “bruciare” la miscela, di non poterle permettere di sprigionare tutto il suo aroma e la complessità del sapore, che a volte ha delle sfumature di facile  sentore, ma che potrebbero sparire. Inoltre, la temperatura dell’acqua è fondamentale per evitare che si brucino anche le proprietà del tè, quelle che lo rendono al bevanda più amata e più salutare al mondo, indiscutibilmente.

preparazione del tè

La prima regola “aurea” è quella della conservazione: la miscela di tè, soprattutto se pregiata, va conservata in un luogo asciutto, al riparo dalla luce e da profumi che possano alterarne l’aroma e il gusto.  Usiamo poi dell’acqua fresca, appena uscita dalla fontana, in maniera che possa donare al tè tutte le sue proprietà e il suo sapore. Certamente sempre se questo è possibile. Ma in generale cercate di evitare di usare acqua che ha stagnato o riposato a lungo, rovinerebbe il vostro tè. La temperatura poi andrà controllata: per il tè nero va bene una temperatura di ebollizione o poco al di sotto: 95-100°C. Ma per il tè verde, l’acqua in ebollizione sarebbe troppo aggressiva. Meglio lasciarla raffreddare qualche minuto. Per la teiera, preferite quelle in porcellana, se in metallo allora l’argento è il più indicato, per non sciupare l’aroma del tè. La teiera va lavata solo con acqua calda e con aceto, al massimo bicarbonato. Una teiera pulita assicurerà un sapore ineguagliabile al tè, valorizzandolo al massimo. Per quanto riguarda la quantità di tè, la dose giusta per una tazza è 2 grammi, tanto ne contiene la bustina del tè venduto in filtri. 2 grammi è pressapoco la misura di un cucchiaino da tè. La regola è: una dose per ogni persona più una per la teiera se siete in tanti. Il tempo di infusione è fondamentale: per ogni miscela sarà indicato il tempo necessario, che può variare da un paio di minuti fino a 5-6. Mai oltre i 10 minuti.

come per il caffè, nella teiera il tè potrete mescolarlo prima di servirlo per amalgamare i vari aromi presenti. Appena terminato il tempo di infusione togliete i filtri dalla teiera: il tè va servito subito. Il consiglio generale sarà quello di evitare lo zucchero, ma a voi la scelta: niente, zucchero, latte o limone.

Earl Grey: il tè aromatizzato al bergamotto

Un altro “signore” del tè è l’Earl Grey, il tè  che prende il nome dal nobile Sir inglese che pensò di aromatizzare il tè con la scorza del bergamotto, un agrume molto raro, ad oggi coltivato soltanto nella mia terra, la Calabria, in una zona della costa di reggio Calabria.

Miscela e tazza di Earl Grey

Oggi la Costa del bergamotto è chiamata anche “Costa del Gelsomini” in ricordo della coltivazione estensiva del fiore che dava l’estratto concentrato da cui le industrie profumiere di tutto il mondo acquistavano il prezioso olio. Su un tratto di mare battuta da venti epici e da correnti che portano i profumi dell’Oriente e dell’Africa, si coltiva il bergamotto, la cui coltivazione è stata intensificata soltanto da quando esistono macchinari e metodi di spremitura in grado di diminuire i tempi e la fatica delle braccia umane.

Dopo questa sviolinata alla terra calabrese, che scusate non si può mai rifiutare alla propria regione, e soprattutto quando si tratta del meridione d’Italia, passiamo al tè e alla storia del nobile inglese che l’ha resa possibile. Proprio per la sua storia e per la sua caratteristica nota agrumata, il tè Earl Grey è considerato aristocratico ed elegante. Ovviamente questo deriva dal fatto che una volta non era possibile procurarsi molto facilmente dell’olio concentrato del prezioso e raro agrume, e quindi la miscela era riservata alla classe agiata e a chi poteva permettersela. Fu la Twinings, la real casa del tè, riconosciuta dalla famiglia regnante come ufficiale fornitrice di Palazzo reale,  a cominciarne la commercializzazione. La stessa casa di tè ha anche fra le sue miscele la “Lady Grey”, con una uguale nota agrumata però di diversa origine. La stessa cosa poteva dirsi del limone: il tè al limone era simbolo di aristocrazia perché era molto difficile che qualcuno potesse permettersi di avere una serra in far crescere dei limoni o di importarne.

Ma chi era Sir Grey?  Sir Charles Grey fu Primo Ministro del Regno Unito dal 1830 al 34. Sembra che non abbia il merito di aver creato la miscela, ma la ricevette in dono. Certamente il suo nome oggi oscura quello dell’inventore della fortunata accoppiata tra tè e olio di bergamotto, non possiamo sapere nulla o comunque solo la famiglia di Sir Grey custodisce il segreto. La famiglia dei Conti Grey apparteneva o comunque risiedeva tradizionalmente alla Contea di Northumberland fin dal 1806. Un Grey fu Governatore del Bengala, un altro lo fu della Giamaica.

Charles Grey

Il Darjeeling: il tè più pregiato dei tè neri

Il tè Darjeeling prende il nome proprio dalla regione dell’India in cui inizialmente fu deciso di diffondere la coltivazione da parte degli Inglesi. E’ un pregiatissimo tè nero che viene chiamato lo “Champagne del tè”. Per la complessità di aroma e di gusto, paragonato all’uva moscato dagli intenditori per il sapore leggermente astringente, per la nota floreale e muschiata e un lieve retrogusto. Ebbene sì, vi sarete resi conto che ci troviamo nella parte alta della piramide degli intenditori, se il tè viene considerato proprio come un buon vino e gli vengono dedicate degustazioni, trattati, intensi dibattiti, forse fiere (cercherò di capire se ce ne sono, questa è una mia suggestione al momento la condivido) sicuramente molta attenzione perché questa miscela è davvero molto delicata, leggera e io personalmente ne tengo sempre un scorta in casa.

Coltivazioni di tè sui pendii delle alture in Darjeeling

Coltivazioni di tè sui pendii delle alture in Darjeeling

Quando bere il Darjeeling? Se la compagnia non è quella giusta non sprecatene nemmeno una foglia, in Italia gli “amanti del tè” ne affogherebbero il sapore con troppo zucchero e poi non è detto che la preparazione del tè si possa sempre condividere! La preparazione se avete per le mani una buona miscela non è cosa da poco, ne parleremo presto, ora importa conoscere meglio questo tè, uno dei miei preferiti, insieme al tè Jasmine, più cinese però, anch’esso molto delicato.

Dal tè Darjeeling si ottiene il tè nero, ma di solito si tratta di miscele con foglie di diversa ossidazione, essendo quindi anche molto vicino a volte al tè Oolong, il tè semi-ossidato. La regione dell’India in cui viene prodotto è il Bengala Occidentale, una regione montuosa, che sola dà al tè la identità di Darjeeling, sempre secondo il Tea Board inglese. La coltivazione iniziò nella prima metà dell’Ottocento grazie ad un medico chirurgo inglese di stanza sulle montagne, preferite dagli inglesi rispetto alla pianura, calda e afosa. L’aria di montagna era molto più salubre. Grazie alla coltivazione del tè e al bisogno di commerciarlo, insieme alla presenza della stazione montana per gli inglesi, verrà dopo poco costruita una ferrovia molto importante. I semi della pianta di tè provenivano dalla Cina e il Dr Campbell fece molti esperimenti prima di decidere la coltivazione estensiva, anche perché le alture si rivelarono ideali per la crescita della pianta.

Ogni coltivazione di tè prende il nome di “Tea Garden” e in alcune regioni dell’India o della Cina ce ne sono di molto antichi. Ogni piantagione dà vita a d una foglia dal sapore del tutto particolare.

 

Galleria

I tipi di tè

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I principali tipi di tè

Le varietà del tè

Se questo è un blog sul tè, è anche un pretesto per viaggiare nel  mondo, attraverso quello che il tè ha rappresentato e rappresenta anche oggi nelle varie culture. Per esempio in Italia la via del tè si è aperta da poco, complice  una cultura più aperta agli influssi esterni, una maggiore attenzione alla nostra salute, una grande attrazione per l’Oriente, che spinge molti a collezionare letteralmente tè e tisane provenienti dalle diverse parti del mondo. Ogni miscela, teoricamente, sebbene abbia identico nome, viene però selezionata e confezionata in maniera originale dalle diverse case produttrici. Per cui l’Earl Grey, ad esempio, o il Darjeeling, non hanno lo stesso sapore se presi alla bottega dell’equo e solidale o se invece acquistato al supermarket. E all’interno di uno stesso negozio si possono avere anche marche differenti. Questa è la bellezza del tè, una scoperta continua, il continuo affinarsi della capacità e della sensibilità per gustare il tè al meglio e per distinguere le migliori qualità.

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Ecco le principali varietà di tè: tè nero, tè verde, tè bianco innanzitutto. Sono tre varietà di tè provenienti dalla stessa foglia di “Camellia Sinensis”, dove l’aggettivo sta a indicare che la pianta è originaria della Cina, dove la conoscenza del tè, secondo la leggenda e la tradizione, di data almeno 2500 anni prima di cristo. Possibile? Beh, dobbiamo pensare che la Cina sul Gange come l’India sull’Indo ebbero le prime civiltà che svilupparono l’agricoltura e quindi le prime forme di scrittura, di organizzazione della società, di cultura in senso lato. Il tè è quasi un simbolo di questa cultura millenaria, probabilmente perché molto legato anche alla pratica della meditazione buddista e passato probabilmente grazie ad essa successivamente in India e Giappone.

Le diversi varietà sopra menzionate hanno lavorazioni diverse e provengono da raccolte effettuate in diversi periodi dell’anno: la foglia di tè nero è quella più matura ed avrà un gusto più deciso, avendo anche maggiore quantità di teina; la foglia di tè verde è più giovane, sarà di sapore più delicato e contiene moltissimi antiossidanti. Il tè bianco, infine, è ricavato dalle gemme e dai germogli non ancora sbocciati, è molto richiesto in Cina ma anche molto costoso perché raro e di lavorazione molto delicata.

Poi tè rosso e tè Oolong, completano una prima rudimentale piccola famiglia di tè. Il tè rosso è in realtà un tè africano ricavato da una pianta che si chiama Aspalathus Linearis, non contiene teina ma contiene moltissimi antiossidanti.

Il tè Oolong anche chiamato “Blu” deriva invece il suo colore da una particolare fermentazione e ossidazione. Come benefici ha sicuramente quello di poter facilitare la perdita di eso e di essere benefico per lo stomaco e contro le irritazioni dell’intestino.